Dall’agnello al curry e al coriandolo alle torte di compleanno e ai gamberi su un albero: Freddie aveva gusto anche a tavola. Governava la tavola con passione, precisione e un pizzico di nostalgia. Basandosi sulle ricette e sui ricordi raccolti nel libro Freddie Mercury’s Royal Recipes di Peter Freestone, questo articolo vi dà l’occasione di mangiare come il re del rock.
Il primo piatto che Peter cucinò per Freddie: stroganoff di manzo
Il primissimo piatto che Peter Freestone cucinò per Freddie non aveva niente di stravagante. Era un classico stroganoff di manzo, fatto nella piccola cucina della Queen Productions a Notting Hill, nel 1980.
A Freddie piacque moltissimo. E soprattutto, da quel momento si fidò di Peter non solo come assistente e amico, ma come qualcuno che sapeva dargli conforto attraverso il cibo.
La ricetta era semplice: fette sottili di controfiletto, infarinate appena e rosolate fino a doratura. Poi cipolla tritata, funghi, un po’ di paprica e quanta panna acida basta per rendere la salsa vellutata senza appesantirla. Era cibo che consola: caldo, familiare, pieno di sapore.
Le radici del gusto: le ricette di mamma e i pranzi di scuola in India
Il gusto di Freddie si era formato sulla cucina parsi di casa e sui pasti del collegio in India. Il dhal con coriandolo e curcuma, le uova speziate al punto giusto e i classici britannici come lo shepherd’s pie e il pudding gli sono rimasti addosso, tolto il piccante. Ma il coriandolo lo adorava.
Freddie non organizzava feste: le metteva in scena, e le sue leggendarie feste in giardino a Garden Lodge non facevano eccezione. Ognuna aveva il suo ritmo, dagli addobbi all’ordine dei posti a tavola al cibo. Il menù era scelto con la cura di una scaletta da concerto: saporito, personale e perfettamente in equilibrio.
Le feste in giardino e i loro menù
Un menù tipico di una festa in giardino poteva prevedere:
- Cosciotto d’agnello al curry, tenero e addolcito dallo yogurt
- Jambalaya di gamberi, ricca ma non troppo piccante
- Insalata di pollo alla coronation, un richiamo nostalgico alla Gran Bretagna
- Chili con carne (speziato con misura)
- Un buffet di insalate varie: di pasta e verdi
- Sempre: niente patate, solo riso
- E la ciliegina: un albero di gamberi al centro della tavola, alto quasi un metro
Ogni piatto aveva uno scopo. Niente era casuale. Perfino il modo in cui il cibo veniva servito rifletteva l’attenzione di Freddie all’atmosfera e al ricordo: che aspetto aveva, che profumo faceva, che cosa faceva provare alle persone.
La torta era l’unica sorpresa
A Freddie di solito le sorprese non piacevano.
Voleva avere il controllo: della musica, delle luci, dell’atmosfera. Ma c’era un’eccezione: le sue torte di compleanno.
Ogni anno Peter Freestone faceva in modo che forma e gusto della torta restassero segreti fino all’ultimo momento. E ogni volta, suo malgrado, Freddie si illuminava come un bambino.
«Adorava le torte di compleanno», ricorda Peter.
«È tutta un’altra storia, lunghissima.» Una delle più memorabili fu a Los Angeles, dove Peter e la squadra riuscirono a portare in tavola l’intera torta senza che Freddie lo scoprisse prima. Non era facile, vista la sua curiosità, ma quando arrivò, la gioia sul suo viso disse tutto.
Filosofia del sapore
Per Freddie mangiare era una questione di personalità, non di pretese. Il cibo era buono, equilibrato e pieno di storie: mai tecnico, mai noioso. Il suo motto? «Excess is part of my nature. Dullness is a disease.» (L’eccesso fa parte della mia natura. La noia è una malattia.)
Valeva per il suono, per i vestiti e per il cibo.
Foto di Peter Freestone
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